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Delfini in guerra, farfalle in città e l’India che bolle
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La guerra tra la Russia e l’Ucraina porta a essere soldati anche i delfini, Rilievi satellitari hanno visto le grandi vasche che li contengono al largo di Sebastopoli, porto della Crimea affacciato sul Mar Nero. Le navi nel porto militare sono fuori dalla portata dei missili ucraini, ma rimangono vulnerabili ad attacchi subacquei. I delfini vengono dunque addestrati per poter riconoscere mine e altri esplosivi, che sono anche in grado di prendere e trasportare lontano. Questi animali vengono sfruttati infatti per la loro capacità di eco-localizzazione che gli permette di individuare oggetti e portali in un punto preciso. Oltre a trovare oggetti e identificare i tentativi di sabotaggio, possono anche spiare con telecamere montate sulla groppa. Animali adattabili e purtroppo facilmente gestibili in condizioni di semicattività sono già stati usati precedentemente anche dagli Stati Uniti e da altre forze armate che hanno imparato a sfruttare la loro capacità di muoversi liberamente nel mare e riportare informazioni preziose.

Non è ancora estate ma in India le temperature sono già torride. Questa settimana sono stati raggiunti i 40 gradi e le previsioni danno 49 per i prossimi giorni. E’ un calore eccessivo che mette a rischio la salute di milioni di persone. Ma non solo: in pericolo sono anche i raccolti di grano, proprio nel momento in cui la guerra Russia Ucraina sta rendendo inaccessibili le riserve di grano mondiali. Il numero delle onde di calore è cresciuto negli ultimi anni passando da 41 nel periodo 1980-1990 a 600 tra il 2011 e il 2020. e secondo un rapporto dell’ IMD, il servizio meteorologico indiano, le temperature medie sono cresciute di 0,7 gradi dal 1901 al 2018.
Le regioni più colpite sono Gujarat, Maharashtra, e Delhi. In India poche persone hanno l’aria condizionata e il caldo rende insopportabile il lavoro all’aperto e in particolare nei campi, dove lavora oltre la metà della popolazione indiana. Ma il caldo ha un effetto anche sul grano: lo fa crescere più velocemente e diminuisce la grandezza dei granelli, il che si traduce in un raccolto meno abbondante. Inoltre i corsi d’acqua che servono per l’irrigazione di altre coltivazioni si asciugano e rendono impossibile fornire l’acqua necessaria.

Ormai dovrebbero saperlo tutti: l’allevamento degli animali ha un grave impatto sul pianeta e mangiare carne fa male anche alla salute dell’uomo. Questo sta facendo muovere molti ricercatori nel campo delle alternative che possono essere quelle di sostituti dell’hamburger, come i legumi, o anche carne sintetizzata in laboratorio. In uno studio appena pubblicato su Nature i ricercatori hanno fatto i calcoli e hanno scoperto che rimpiazzando il 20 per cento della carne di bue con prodotti ottenuti con proteine derivate da fermentazioni microbiche su potrebbe ridurre della metà la deforestazione e anche le emissioni di anidride carbonica. C’è anche un’altro studio dell’Università di Helsinki che ha trovato che le emissioni potrebbero essere abbattute dell’80 per cento se decidessimo di rimpiazzare la carne con altre fonti di proteine. Si tratta di micoproteine ottenute dai funghi, insetti, o altri prodotti che simulano la carne.
Ogni cittadino europeo consuma circa 80 chili di carne all’anno. Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn sarebbe invece necessario scendere a 20. Gli animali convertono solo una piccola porzione delle calorie vegetali che mangiano in quello che mangiamo noi. Il che significa che per nutrire una pari quantità di persone, la carne richiede un’area molto più grande, che viene sottratta agli ambienti naturali. Gli studiosi dicono che non è opportuno che tutti diventino vegetariani. Ci sono aree che possono essere sfruttate solo da chi pascola e dove le coltivazioni non crescono. Sarebbe dunque uno spreco non sfruttare l’allevamento. I legumi inoltre non possono essere coltivati ovunque. Per salvare il Pianeta però, la carne dovrebbe scendere del 75 per cento.

https://www.nature.com/articles/s41586-022-04629-w

https://www.annualreviews.org/doi/10.1146/annurev-resource-111820-032340

Effetto farfalla è un progetto che punta a fare in modo che le farfalle possano vivere e moltiplicarsi anche in città. Da alcuni anni le farfalle, come altri insetti, cercano di colonizzare le aree verdi delle città, ma i fiori e le piante di cui si nutrono scarseggiano. Effetto farfalla dunque invita tutti i cittadini a disseminare balconi, terrazzi, giardini, aiuole di piccole piante adatte alle farfalle, a metterle in rete e creare così dei corridoi che collegano i parchi ai bordi della città e le aree verdi della città. Le farfalle li percorreranno ogni anno, da aprile a novembre.
Nel sito, in crea la tua Oasi per le farfalle ci sono tutte le istruzioni e un elenco delle piante da seminare, quelle che attirano e nutrono le farfalle. Poi si viene invitati a segnarsi sulla mappa e a partecipare alla creazione del network di corridoi con l’applicazione Bridge the gap. Sul sito sono disponibili anche le segnalazioni sulle farfalle attese in città nei vari periodi e informazioni sulla loro biologia. Negli ultimi due decenni la presenza delle farfalle è calata del 69% nelle città e del 45% nelle zone rurali.Secondo gli esperti l’utilizzo di pesticidi e insetticidi per la cura di prati e giardini hanno una grande responsabilità nella riduzione della presenza delle farfalle negli ambienti urbani. Un progetto per coltivare in casa, senza chimica, potrebbe aiutare.
https://www.effettofarfalla.net/

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