Il caldo uccide e in Italia, questa estate almeno 4 lavoratori sono morti per eccesso di temperature mentre lavoravano. Un articolo pubblicato su Lancet ha calcolato in 470 milioni il numero di potenziali lavoratori esposti a questo tipo di rischio. Ci sono pero ricerche e compagnie high tech che stanno cercando di creare vestiti che possono difendere dal calore estremo. Techniche UK ha per esempio ideato delle uniformi che tengono freschi. Devono essere immerse nell’acqua prima dell’uso, poi l’evaporazione del liquido permette il raffrescamento. Renkun Chen, un docente dell’Università della California a San Diego, ha invece pensato di inserire l’aria condizionata nelle tshirt. In Cina, ricercatori dell’Università di Zhejiang stanno preparando vestiti che riflettono la luce solare. Vengono aggiunti nanomateriali al poliestere e in questo modo vengono riflettuti il 90 per cento dei raggi solari, mentre una maglietta di cotone ne riflette solo il 60 per cento. In questo modo la temperatura viene abbassata di 5 gradi. Certo non sono indumenti per tutti: le magliette con l’aria condizionata costano 200 euro e pesano anche 1,5 chili. Non esattamente una soluzione praticabile da tutti.
Gli alberi si spingono sempre più in alto. E la linea di vegetazione oltre la quale crescono solo piccoli arbusti e erbe sale sulle vette che finora erano lontane dal bosco. Il limite che c’è sempre stato è dovuto al fatto che le piante più grandi non riescono a crescere a temperature troppo basse e in aree dove il periodo vegetativo è troppo corto. Ma il riscaldamento globale sta cambiando tutto. Uno studio dell’università di Shenzhen in China ha analizzato la copertura arborea in tutto il mondo. In totale hanno tracciato un milione di chilometri di linee arboree in 243 regioni nel mondo. Oltre il 70 per cento dei limiti del bosco hanno visto uno spostamento dagli anni 2000.
Gli scienziati hanno scoperto che in media gli alberi si muovono di 1,2 metri per anno negli ultimi dieci anni, anche se nelle regioni tropicali, dove scappano dal caldo, la velocità è maggiore: 3,1 metri all’anno. Nel corso degli anni inoltre il ritmo si accelera di continuo. Sicuramente lo spostamento delle foreste dove non crescevano significa che più anidride carbonica può essere sequestrata, ma si tratta di una profonda alterazione dell’ambiente, le cui conseguenze ancora non sono chiare.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37477066/
Nello zoo di Limestone, in Tennessee, è nata una giraffa che non ha le caratteristiche macchie. Il suo pelo è di un compatto colore marrone. Le macchie sono in realtà fondamentali per le giraffe perché gli permettono di camuffarsi e sfuggire ai predatori. Ma sono anche un efficiente sistema di controllo del calore, perché sotto ad ognuna di esse c’è un reticolo di vasi sanguigni che dissipano il calore del corpo. Non sono ancora stati fatti studi per capire come questa giraffa resista al calore. Purtroppo il 40 per cento delle popolazioni di giraffe selvatiche sono ormai state perse negli ultimi trent’anni.
Si sa che molte piante vengono impollinate dagli insetti, ma finora non si era mai riusciti a capire quanto dipendessero da loro. Un nuovo studio cinese fa il punto: è vero che ci sono piante che per disperdere il polline utilizzano il vento, altri animali oppure l’acqua. Ma sono una rarità. Il risultato è che in realtà il 90 per cento delle piante ha bisogno degli insetti. Per questo motivo il fatto che questi siano in netta diminuzione a causa del cambiamento climatico dovrebbe metterci in allarme. Le piante di cui ci nutriamo infatti, tranne i cereali, non potrebbero dare frutti se non ci fossero loro. L’aumento delle temperature tra l’altro tra producendo una sfasatura tra il momento della fioritura e quello in cui gli insetti sono pronti a cercare il polline. Molti fiori infatti si aprono troppo presto nella stagione primaverile, quando gli insetti sono ancora rallentati dal freddo. E purtroppo le api, il nostro principale insetto impollinatore sono in netto calo anche a causa dell’uso dei pesticidi. In trent’anni il loro numero si è ridotto del 70 per cento.
https://academic.oup.com/nsr/advance-article/doi/10.1093/nsr/nwad219/7241545?login=false
L’inquinamento da polveri sottili è uno dei più grandi rischi per la salute umana. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità provoca 7 milioni di morti ogni anno. I suoi effetti sono paragonabili a quelli del fumo, sono 3 volte di più dell’alcol, 5 volte di più degli incidenti dei trasporti. Ma come spesso accade per quanto riguarda l’ambiente non tutti i Paesi del mondo vengono colpiti allo stesso modo. E come sempre quelli del sud hanno situazioni peggiori. I nuovi dati dell’Air Quality Life Index un settore di ricerca dell’Università di Chicago, dimostrano che tre quarti dell’impatto grave dell’inquinamento dell’aria si verifica in solo sei Paesi: Bangladesh, India, Pakistan, Cina, Nigeria e Indonesia. Qui le persone perdono sei anni di vita per colpa dell’aria che respirano.
Inoltre solo il 6,8 per cento dei governi dell’Asia e il 3,7 dell’Africa forniscono dati sulla qualità dell’aria. E solo il 35,6 di quelli asiatici e il 4,9 di quelli africani hanno effettivi standard di qualità dell’aria. Anche gli aiuti da parte dei Paesi ricchi non arrivano: mentre per Aids, malaria, tubercolosi vengono spesi ogni anno 4 miliardi di dollari, non ci sono somme equivalenti per quanto riguarda l’inquinamento. L’intero continente africano riceve solo 300 mila dollari di aiuti.
https://aqli.epic.uchicago.edu/reports/
