Molti credono che i popoli indigeni, che vivono a stretto contatto con la natura, siano poco inclini all’uso delle tecnologie. E’ falso. E proprio chi da secoli combatte per preservare il bene più importante che c’è, la foresta amazzonica, sta adottando mezzi sofisticati per riuscire a sconfiggere i predatori di terra. In Ecuador, Peru, Brasile e Panama le popolazioni locali hanno deciso di utilizzare sistemi di sorveglianza satellitare e droni per identificare le aree dove inizia la deforestazione comunicando poi i dati ad agenzie governative, come il brasiliano Funai, e alle associazioni, portando finalmente prove precise di quanto sta accadendo. Questo permette di poter fare denunce e portare i responsabili in tribunale. E il risultato è che effettivamente le attività illegali di incendio e miniera stanno diminuendo. Per ricaricare gli apparecchi usano delle centraline solari disseminate nella foresta, che gli consentono di non rimanere mai senza gli strumenti preziosi che utilizzano, persino nelle regioni più remote. Le immagini vengono taggate con i dati Gps che consentono di ritrovare il punto. Ma i droni vengono utilizzati anche per altro: per esempio per controllare le coltivazioni, vedere dove si sviluppano incendi, valutare le risorse idriche. Molti hanno anche imparato la cartografia, come accedere ai data base geografici, come usare Google Earth, come trasferire quanto raccolto in coordinate dello spazio. Il drone tra l’altro ha il vantaggio di riuscire ad andare a vedere cosa succede anche nelle aree difficilmente accessibili, permettendo una mappatura più completa, il che permette una miglior conservazione del territorio. Tra di loro ci sono anche membri degli Uru-Eu-Wau-Wau una tribù di meno di 300 persone che vive nella foresta brasiliana e che fino al 1980 era rimasta incontattata.
https://www.ecowatch.com/indigenous-tribes-drone-protect-amazon-2647584474.html
Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze per produrre alcune plastiche che servono come packaging dei cibi ,E’ utilizzato per esempio nel policarbonato, un tipo di plastica utilizzata per la realizzazione di erogatori di acqua, contenitori di stoccaggio e bottiglie riutilizzabili per bevande. Ma non si trova solo lì: una nuova ricerca dell’Agenzia Europea dell’Ambiente ha scoperto infatti che nelle urine del 100 per cento della popolazione di 11 Paesi europei ci sono tracce di BPA.
E il 70 per cento ne hanno oltre i livelli di tollerabilità ammessi. Gli effetti non sono positivi: si ritiene infatti che possa essere legato a disordini ormonali, cancro al seno e infertilità. Nell’aprile 2023 l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha ridotto significativamente la soglia di assunzione giornaliera tollerabile, abbassandola di un fattore 20 mila. Ovviamente il problema è sempre il solito. Non si adotta il principio di precauzione mentre le varie agenzie discutono su quali siano i valori oltre i quali non si può andare, basandosi su ricerche non complete. L’Agenzia europea per le medicine per esempio non è d’accordo con i nuovi limiti perché sostiene che non sono ancora stati dimostrati nessi causali che dimostrano gli effetti del BPA.
https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/public-exposure-to-bisphenol-a
Si chiama noctalgia, è la nuova sindrome che è provocata dal fatto di non poter vedere i cieli stellati a causa dell’inquinamento luminoso provocato dall’illuminazione di strade ed edifici. Deriva da nostalgia e notte e significa che non si ha accesso a un bene che dovrebbe invece essere disponibile a tutti, visto che nella sua storia, il Pianeta è stato sempre buio di notte, fino a quando non è comparsa la civiltà moderna. Le lampadine sono state inventate solo 150 anni fa e prima non c’erano aree illuminate per tempi lunghi. La luce, in pratica, per come la usiamo adesso sta diventando un’altra fonte di inquinamento: altera i ritmi di vita degli animali e anche di noi umani, e ci impedisce di vedere la meraviglia del cielo. Inoltre disturba le osservazioni scientifiche degli astronomi. Tra l’altro è in continua crescita. L’emissione luminosa della Terra è cresciuta del 10 per cento negli ultimi dieci anni. Qualcuno però sta reagendo. La International Dark-Sky Association è riuscita creare zone buie negli Stati Uniti.
I porti inquinano, e in particolare producono ossidi di zolfo che invece sono stati quasi completamente eliminati dal trasporto stradale. Quelli che ne producono di più sono Napoli, Genova, Livorno, Taranto. Gli stessi, con l’aggiunta di Civitavecchia, sono anche quelli che producono più ossidi di azoto e PM10, le particelle sottili, per non parlare dell’anidride carbonica. Il traffico marittimo sta molto lentamente uscendo dall’era fossile, molto più lentamente di quello automobilistico. Quelli italiani tra l’altro sono i peggiori in Europa in tema di emissioni. Ma uno studio di Transport &Environment (T&E), un network di Ong per i trasporti sostenibili, ha dimostrato che le principali responsabili per la Co2 sono le navi da crociera e i traghetti, seguiti da portacontainer e petroliere. Baserebbe applicare una tassa sulle emissioni come per altri settori economici, e imporre lo spegnimento dei motori ausiliari nelle ferme in porto. Si sta però aspettando che entri in vigore l’area SECA (Sulphate Oxides Emission Control Area) che dovrebbe entrare in vigore nel 2025.
https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
Non solo solo gli attivisti a combattere le compagnie del fossile. Lo stato della California infatti ha aperto una causa contro le grandi compagnie del petrolio e del gas perché hanno ingannato il pubblico riguardo agli effetti dei combustibili fossili. Con i soldi che otterranno, se vinceranno il processo, costituiranno un fondo che servirà a pagare i danni provocati dagli eventi estremi. Alla sbarra vengono chiamate Shell, Chevron, BP, Conoco Phillips e Esso. E’ dal 2015 che è stato dimostrato che la Esso era consapevole degli effetti del fossile sul cambiamento climatico fin dal 1977. L’American Petroleum Institute, un gruppo lobbistico delle compagnie petrolifere ha repplicato dicendo che i problemi climatici dovrebbero essere discussi a livello governativo e non in una causa. La Esso in un comunicato, mantenendo fede al suo desiderio di greenwashing, ha sostenuto che il problema climatico dovrebbe avere un approccio collaborativo e sociale
https://oag.ca.gov/news/press-releases/attorney-general-bonta-announces-lawsuit-against-oil-and-gas-companies#:~:text=OAKLAND%20%E2%80%94%20Joined%20by%20California%20Governor,for%20allegedly%20engaging%20in%20a
https://www.scientificamerican.com/article/exxon-knew-about-climate-change-almost-40-years-ago/
Ormai sono molte le ricerche scientifiche che hanno confermato che i corvi sono animali molto intelligenti: sono in grado di maneggiare strumenti, ricordare volti umani, comprendere concetti astratti. Ora una ricerca dell’Università di Tubinga ha confermato che sono anche in grado di usare dati statistici. Sono infatti capaci di utilizzare il concetto di probabilità ed elaborare le informazioni per arrivare a una conclusione che gli permette di decidere una strategia. Con l’esperienza riescono a capire quale sia la situazione che ha una più ampia possibilità di ripetizione. La capacità di usare la probabilità come fattore decisivo è a lungo stata ritenuta una caratteristica tipicamente umana. Ma come al solito ci siamo dovuti ricredere. E’ stata infatti trovata nelle grandi scimmie, nelle giraffe e in un pappagallo. Non solo: i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento dopo un mese di pausa e hanno scoperto che i corvi ricordavano le informazioni.
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0960982223007741
L’Antartide è sempre stata considerata il continente del ghiaccio, quello dei paesaggi bianchi e del gelo. Ma ora, ogni anno che passa, è sempre meno riconoscibile. Sulla terra infatti sono comparse le piante e hanno anche incominciato a fiorire. Questo accade perché le temperature continuano a salire. Nel marzo scorso a Dome C, una cima del plateau antartico, sono stati registrati -10 gradi, che sembrano pochi ma sono 39 gradi in più oltre la media stagionale di un tempo, che si aggirava tra -48 e -59 gradi. Alcuni dei ricercatori di stanza in Antartide hanno provato persino il desiderio di abbandonare le tute termiche per mettersi in calzoncini e maglietta. Si è trattato di una vera e propria ondata di calore, ma resta il fatto che le temperature stanno costantemente aumentando in tutte le stagioni. Il risultato è che le piante stanno aumentando e producono il 20 per cento in più di vegetazione. Inoltre il verde non riflette la luce solare come il bianco e ha una capacità di assorbimento del calore che fa aumentare ulteriormente le temperature.
https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2023GL104910
