Podcast 45
I segni vitali della Terra, come sappiamo, stanno mostrando un elevato grado di sofferenza. Lo conferma un altro studio effettuato da un gruppo internazionale di scienziati che avvertono che siamo rischiando di far saltare tutte le nostre sicurezze socio economiche e anche il nostro cibo. In questa ricerca però non si punta ai parametri biologici che mostrano il disagio, ma vengono messi in luce dei problemi evidenti, che andrebbero subito cambiati. Per esempio i sussidi ai fossili sono raddoppiati tra il 2021 e il 2022 passando da 531 miliardi a oltre mille miliardi. E non stiamo parlando degli anni Ottanta, ma di ieri, quando la crisi climatica era già nota da oltre vent’anni. Gli incendi in Canada di quest’anno hanno emesso più di una gigatonnellata di anidride carbonica nell’atmosfera, più di quanto mette lo stesso Paese per le attività produttive. Nel 2023 ci sono stati 38 giorni in cui il rialzo delle temperature superava l’aumento di 1,5 gradi previsto dall’Accordo di Parigi. In luglio è stata registrata la temperatura superficiale del Pianeta più alta negli ultimi 100 mila anni.
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Il comportamento di un animale è considerato altruista quando fa in modo che altri individui ne possano godere i benefici, persino se sono in contrasto con chi li elargisce. Le specie che hanno strutture sociali complesse, come le api, spesso sono un buon esempio. Le api operaie infatti, dopo essere state sottoposte ai ferormoni mandibolari della regina che le rende sterili, ne favoriscono anche la diffusione. Questo è un comportamento altruista perché permette alla regina di rimanere la sola capace di produrre nuove generazioni, mentre le operaie provvedono all’organizzazione del favo e alla cura dei neonati. In teoria i geni che fanno si che le operaie siano sensibili ai ferormoni della regina vengono passati sia dai padri che dalle madri, ma portano al comportamento altruista solo quelli che derivano dalla parte femminile. In questo modo la madre si assicura che i suoi geni siano in circolazione nelle generazioni successive perché supportano il comportamento altruista che rende stabile la colonia.
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Non ci siamo. Nonostante le apparenti dichiarazioni di molti governi di volersi impegnare per risolvere la crisi climatica globale, nella pratica siamo lontani. E questo emerge dai dati nudi e crudi, che non sono permeabili alla politica. Le emissioni di anidride carbonica infatti stanno aumentando, non diminuendo. E, secondo le indagini del Centro di ricerca climatica Cicero in Norvegia, durante il 2023 l’aumento sarà pari all’1 per cento. In teoria le emissioni dovrebbero ridursi della metà entro il prossimo decennio, se volessimo rimanere entro i limiti previsti e evitare impatti climatici catastrofici. Quest’anno avrebbero dovuto subire una riduzione del 5 per cento. La realtà purtroppo è tutt’altra. Le emissioni continuano a salire nonostante gli impegni.
Il risultato viene definito provvisorio e quello definitivo verrà rilasciato durante la Cop 28 che si terrà dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 negli Emirati Arabi.
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La Commissione Europea ha adottato una serie di misure per combattere l’inquinamento da microplastica. Non tanto quella che viene prodotta dall’usura dei rifiuti, ma proprio quella che viene utilizzata come ingrediente in molti prodotti. Le microplastiche vengono usate come particelle abrasive e dunque inserite come ingrediente nei dentifrici, negli esfolianti per il corpo, o come addensanti in molti prodotti cremosi di bellezza. Si calcola che vengano inserite intenzionalmente 42 mila tonnellate di microplastiche ogni anno in vari prodotti. Il loro effetto sulla nostra salute però non è ancora stato indagato. Il nuovo bando dunque vieta l’uso tutte le particelle di polimeri sintetici più piccole di 5 millimetri nei cosmetici, nei detergenti, nei glitter, nei fertilizzanti, dove vengono usate per permettere il lento rilascio dei principi attivi, nei giocattoli, nelle medicine, dove vengono usate per le capsule. Sono state escluse quelle che finiscono nei materiali da costruzione e i prodotti usati nei siti industriali, perché si ritiene portino a minore contaminazione. In questo caso però il produttore dovrà comunicare ciò che riguarda lo smaltimento e la gestione di questo tipo di rifiuti. Il bando, che si applica anche ai prodotti non europei, per quanto riguarda i cosmetici dovrebbe entrare in vigore già adesso. Ma ci vorrà del tempo prima di trovare prodotti che effettivamente ne sono privi.
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Per il secondo anno consecutivo le banche stanno facendo più soldi facendo prestiti e fornendo bond ai progetti dell’economia verde che non investendo sulle compagnie fossili. Secondo Bloomberg le banche hanno infatti generato 2,5 miliardi di dollari di ricavi dalla finanza climatica e 2,2 da quella legata al petrolio e al carbone. E’ un grande grande cambiamento rispetto a quanto accadeva ancora nel 2020, quando i finanziatori incassavano quasi il doppio delle commissioni dalle grandi compagnie petrolifere rispetto a quanto facevano supportando iniziative verdi. Sempre secondo gli analisti di Bloomberg però gli investimenti per energia verde devono avere un rapporto 4/1 rispetto a quelli petroliferi se si vuole arrivare a rispettare l’Accordo di Parigi. Nel 2021 invece era di 0,8 a 1. Le banche sono state spesso criticate perché non hanno mai cessato di finanziare l’industria fossile.
Da quando è stato firmato l’Accordo di Parigi le banche hanno fornito 5.500 miliardi di dollari alle compagnie energetiche classiche. Ed è vero che hanno comportamenti molto dubbi: da una parte non cessano di finanziare i maggiori responsabili del cambiamento climatico, dall’altra, come Paribas, Bank of America, Credit Agricole, stanno diventando i maggiori emettitori di bond verdi.
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Il vino è una coltivazione molto sensibile alle variazioni climatiche, e anche lui sta cambiando. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford hanno dunque indagato sulle variazioni del vino Bordeaux, in Francia per vedere se subiva gli effetti del cambiamento climatico. Già da qualche tempo i coltivatori stanno osservando una maturazione anticipata, con necessità di anticipare anche il raccolto, e maggiore sensibilità alla carenza di acqua, che inevitabilmente portano a una diversa qualità del vino. Il risultato è che in questi anni di alte temperature, maggiore pioggia invernale e stagione vegetativa più breve, il vino è migliore. Diventa più forte, con un sapore più arrotondato, che migliora negli anni successivi. E’ quindi un effetto positivo, ma potrebbero esserci dei problemi. Aumentano infatti gli eventi estremi che sono in grado di cancellare un intero raccolto. Gelate tardive, siccità, pioggia troppo forte, grandine durante la stagione di fioritura e di allegamento dei frutti stanno diventando più frequenti.
Col risultato che il vino che resta è buonissimo, ma poco.
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La plastica biodegradabile, quella che pareva essere la soluzione che ci avrebbe permesso di non cambiare per nulla il nostro comportamento, dandoci l’impressione di essere ecologici, non è quel che sembra. Sappiamo tutto dell’impatto della plastica standard sugli ecosistemi marini e sull’ambiente, ma ancora poco di quella biodegradabile. Eppure sono stati già notati degli effetti: mentre la prima per esempio altera il nuoto dei pesci e il loro metabolismo, ricercatori australiani hanno potuto notare che la seconda non è completamente innocua perché influisce sulla loro reazione di fuga, rallentandola. Il problema principale però è dovuto allo smaltimento. Nella maggioranza dei casi infatti la plastica compostabile non completa il suo ciclo di degradazione, perché si è dimostrato molto lungo, e spesso viene conferita agli inceneritori. Uno studio del Cnr e del Centro nautico Sommozzatori di La Spezia ha inoltre messo a confronto il grado di degradazione in acqua marina e nella sabbia (i luoghi dove si trovano più spesso i rifiuti abbandonati nell’ambiente) delle due plastiche scoprendo che dopo sei mesi nessuno dei due polimeri aveva mostrato alcun segno di smaltimento.
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