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Il mondo rischia la fame: l’importanza del grano ucraino
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L’invasione della Russia in Ucraina non sta solo mettendo in pericolo la vita delle persone che vivevano in quel Paese. Rischia infatti di creare un aumento dei prezzi di cibi fondamentali che porteranno la fame in molte altre regioni del mondo. L’ucraina infatti è una delle regioni considerate il granaio del mondo. Produce soprattutto grano, mais e girasole. La guerra e le sanzioni previste alterano anche il mercato russo, un’altro paniere mondiale. Insieme Ucraina e Russia provvedono al 12 per cento delle calorie che servono a sfamare il Pianeta. L’Ucraina provvede al 10 per cento del grano e al 15 per cento del mais. E Ucraina e russia insieme forniscono il 30 per cento dell’orzo. Per quanto riguarda il girasole, usato soprattutto per estrarre l’olio, Russia e Ucraina insieme contribuiscono all’80 per cento della quantità.

I prezzi del grano sono già raggiunto il più alto livello dopo la crisi del 2008, uno dei fattori che ha provocato le primavere arabe. Da quando l’invasione è partita sono saliti del 55 per cento.

Saliranno ancora. E lo fanno in un momento non facile. I raccolti infatti sono in calo. Le siccità in Nord America, altro granaio del mondo, e in altre regioni , hanno ridotto le quantità.

Ci sono anche problemi contingenti relativi allo stato di guerra. Il 30 per cento del grano ucraino è bloccato perché non può essere trasportato. I porti principali sono stati chiusi e la logistica non può funzionare in mezzo alle bombe.

Gli agricoltori stanno fuggendo, oppure raggiungono le forze armate, e i campi vengono abbandonati.

Da un punto di vista tecnico sarebbe disponibile ancora abbastanza grano per sfamare il mondo, ma la crescita dei prezzi renderà difficile acquistarlo.

I Paesi che corrono i maggiori rischi sono quelli Africani. L’Egitto importa più della metà delle sue calorie da Ucraina e Russia. Altri Paesi sono Cameroon, La repubblica democratica del Congo, la Libia, la Nigeria, il Sud Sudan. Circa la metà del grano tunisino è ucraino, e in Libano, dove l’esplosione del 2020 ha distrutto uno dei silos più grandi, dipendono dall’Ucraina per il 60 per cento.

Anche la Cina rischia di non riuscire a soddisfare la sua enorme domanda, e questo è forse uno dei motivi che la spinge a cercare di mediare gli accordi.

Altri governi, meno dipendenti, stanno comunque cercando di trovare soluzioni. L’Ungheria e la Moldavia hanno bloccato le esportazioni di grano. L”Argentina, la Turchia e l’Indonesia hanno cercato di controllare maggiormente le loro produzioni locali.

Quello he sta accadendo non è una crisi solo tra due Paesi. Prima del conflitto il programma alimentare mondiale acquistava il 50 per cento del grano che forniva alle popolazioni in difficoltà dall’Ucraina. Serviva per esempio a sfamare le persone che vivono in Yemen, Etiopia, e Siria. Il rischio è quindi che non sia più possibile sfamare chi ne ha bisogno.

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