
I fiumi contengono un mare di farmaci. paracetamolo, naproxene, carbamazepina (usata per la cura di epilessia), metformina(per il diabete). Ma anche caffeina, stimolanti, analgesici, antidepressivi, antibiotici: sostanze che raccontano lo stato di salute e i consumi locali, ma anche le condizioni socioeconomiche dei diversi Paesi. Il monitoraggio eseguito dall’Università di York, è stato effettuato su oltre 258 fiumi in più di cento Paesi di tutto il mondo. Le zone più contaminate sono in Africa e in Asia, in particolare in Etiopia, Tunisia, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Nigeria, Pakistan, India, Armenia e Cina. Analgesici e antibiotici sono più presenti nei Paesi a basso e medio reddito, dove sono meno presenti anti-iperglicemici e antidepressivi. Non si tratta di tracce o di poca cosa: un quarto dei siti analizzati aveva almeno una della sostanze ricercate a livelli “superiori di quelli considerati sicuri per gli organismi acquatici o che destano preoccupazione in termini di selezione per resistenza antimicrobica.
Il contatto con la natura riduce la solitudine, un problema che aumenta il rischio di morte del 45 %. Uno studio pubblicato su Nature è il primo che dimostra l’effetto natura sulla solitudine utilizzando applicazioni di smartphone e non basandosi sulla memoria. La ricerca ha scoperto che la solitudine aumenta del 39 per cento in situazioni di affollamento. Mentre quando si vedono alberi o il cielo, o si sente il canto degli uccelli, scende del 28 per cento. La sensazione si inclusione sociale riduce la solitudine del 21 per cento e quando coincide con il contatto con la natura si aggiunge un altro 18 per cento.
La produzione di cibo, sempre crescente, è in conflitto con la conservazione di aree naturalistiche. Un gruppo di scienziati ha dunque analizzato la possibilità di coltivare aumentando la produzione per ettaro e ha visto che in questo modo le terre coltivate potrebbero essere ridotte della metà, riducendo il consumo di terra e l’impatto su quelle ecosistemiche.Il miglioramento può essere ottenuto usando in modo più efficiente i fertilizzanti, ottimizzando i momenti di semina e controllando meglio i parassiti. In questo modo la necessità di terre agricole potrebbe essere ridotta dal 37 fino al 48 per cento. Un dato in contrasto con chi pensa che per sfamare il mondo si debbano coltivare superfici maggiori. L’uso più efficiente della terra porterebbe anche a una caduta dei prezzi per tutte le regioni e per tutte le coltivazioni. E verrebbe in questo modo migliorata la sicurezza alimentare sopratutto per i paesi più poveri. La produzione globale, concludono i ricercatori potrebbe addirittura crescere del 2,8 per cento.
A questo proposto è stato scoperto che le tecniche che usano gli indiani americani per coltivare potrebbero servire in futuro per far fronte al calo di produzione agricola dovuta al cambiamento climatico. Strategie per combattere caldo, siccità e scarsità di acqua sono in uso da migliaia di anni nei territori indiani e in particolare nel deserto del Sonora. A Biosfera 2 una struttura dell’Università dell’Arizona le stanno sperimentando per poterle poi introdurre nell’agricoltura standard. Molti degli esperimenti si trovano in terreni coperti da pannelli voltaici che combinano produzione elettrica e biologica, poiché si è scoperto che l’ombreggiatura dei pannelli aiuta le piante.
L’ultimo dato pubblicato dalla Agenzia internazionale dell’Energia Global è preoccupante: le emissioni di anidride carbonica sono salite del 6 per cento nel 2021 raggiungendo il livello record di 36 miliardi di tonnellate, 2 miliardi in più rispetto a quanto previsto. Il 40 per cento è dovuto al carbone al quale si sta facendo sempre più ricorso a causa del rialzo dei prezzi del gas. Questo aumento neutralizza la diminuzione dovuta alla pandemia e mette in chiaro che le misure di ripresa economica non hanno considerato l’ambiente, I settori delle manifatture e delle costruzioni sono saliti in assoluto del 22 per cento dal 2020. Ma anche l’energia utilizzata dalle abitazioni abitazioni, che corrisponde a un quinto delle emissioni soprattutto per il riscaldamento, è cresciuta del 42 per cento. L’Agenzia ha anche sottolineato che la maggior parte delle emissioni sono dovute alla Cina. Nel solo 2021, le sue emissioni di CO2 sono aumentate oltre 11,9 miliardi di tonnellate, rappresentando il 33% del totale globale.
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