Arancia Blu notizie per i nuovi terrestri
scienza per l'ambiente
I poli in ebollizione, la tossicità della plastica riciclata e i danni della guerra all’ambiente
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Puntata 23

Benvenuti ad arancia blu, notizie per I nuovi terrestri, Io sono Mariella Bussolati e vi presento una collezione di notizie che riguardano il pianeta, la scienza che può aiutare la crisi climatica, I buoni esempi e anche altre informazioni che ci aiutano a capire come funziona la natura umana e non

La plastica riciclata non è una soluzione. Non ci rende meno dipendenti da questo materiale, non ci fa bene. Ricercatori dell’Università Brunel di Londra hanno infatti scoperto che rilascia molte sostanze tossiche nei liquidi che contiene. Hanno in particolare trovato 150 composti di cui 18 che superano ogni limite di sicurezza. E le bottiglie di Pet riciclato contengono più alte concentrazioni di quelle fatte con il Pet nuovo.
Il Pet è noto per essere la sorgente di molti contaminanti, incluso il bisfenolo, un interferente endocrino che causa problemi riproduttivi, cardiovascolari e anche cancro. Questi elementi provengono da varie fonti, come il processo di catalizzazione e gli additivi usati durante la produzione. Gli studiosi hanno anche proposto una soluzione, un processo di superpulizia che si svolge in tre fasi, un lavaggio ad alte temperature, uno basato sull’impiego di gas e un’altro con altre sostanze chimiche. Concludono però dicendo che il problema si risolverebbe se la società fosse meno dipendente dalla plastica.
https://www.brunel.ac.uk/news-and-events/news/articles/Harmful-chemicals-found-in-bottled-drinks-prompts-call-for-better-recycling

I poli della Terra si stanno riscaldando a una velocità mai vista prima. Alcune località dell’Antartide, che in questo momento è nella stagione autunnale, hanno raggiunto temperature più alte di 40 gradi e aree dell’Artico hanno toccato i 30 gradi sopra alla media. La stazione di Concordia ha registrato settimana scorsa una temperatura di -12 gradi, 40 di più di quanto sarebbe stato normale. Alla base Terra nova c’erano 7 gradi quando, in questo periodo si va sempre molto sotto zero.
L’artico è vicino al punto di scioglimento, ma siamo solo alla metà di marzo, molti mesi prima di quando deve avvenire. 
Quanto sta accadendo in realtà dipende da un fenomeno meteorologico dovuto ai fiumi atmosferici, che pompano aria calda e umida. Producono anche pioggia, che fa aumentare lo scioglimento dei ghiacci ed espone superfici scure, che cattura l’energia solare e si riscaldano. Non è direttamente collegato al riscaldamento globale ma, come è ormai noto, l’aumento delle temperature rende gli eventi meteorologici molto più estremi.

L’Europa ottiene in media il 40 per cento del suo gas dalla Russia, con Paesi come la Germania che arrivano al 60 per cento, mentre l’Italia è intorno al 38 per cento. In teoria questa domanda dovrebbe azzerarsi, al di là della guerra in corso, per gli obbiettivi di raggiungimento del net zero entro il 2050.
In questo momento però appare chiaro che la dipendenza dagli idrocarburi non è solo un problema ambientale, ma anche di autonomia sociale e politica. E quello che sta succedendo ora dimostra chiaramente che non abbiamo più tempo. La transizione per uscire dall’era del fossile è più urgente che mai.
Ma ogni passo che l’Europa fa verso l’energia verde, deve essere stato interpretato da Putin come una minaccia, qualcosa che mette a rischio il suo desiderio di tenere in pugno gli stati europei. E in questo senso l’invasione dell’Ucraina potrebbe essere vista proprio come una mossa contro l’Europa.
Anche se Putin non ha mai negato la crisi climatica, potrebbe non essere interessato, anzi. Temperature più alte permetterebbero una maggiore produttività agricola nelle regioni del nord.
Lo scioglimento dell’Artico gli consentirebbe di rendere più facile l’estrazione del gas e del petrolio.
Ed è tutto da vedere se la situazione attuale spingerà davvero i Paesi europei verso le energie rinnovabili. Sembra invece che possa rendere ancora più importanti i fossili, che infatti si vanno a cercare presso altre fonti, perché la crisi economica e la minaccia militare tendono a spostare l’obbiettivo su quello che si ha già e non sulle alternative. Persino misure come la diminuzione di 1 grado del riscaldamento, un maggiore isolamento delle case, l’installazione di pompe di calore al posto delle caldaie a gas, un limite di velocità per le automobili a 90 all’ora, la riduzione della velocità dei treni sembrano ancora molto lontane.
La guerra in Ucraina non sta solo mietendo vittime umane, ma sta danneggiando l’ambiente. L’aria, i fiumi e il suolo sottoposti alle operazioni militari, vengono inquinati a causa della distruzione delle industrie e delle infrastrutture e della presenza dei mezzi militari. I missili producono fumi tossici e mettono in circolazione altri inquinanti. Il Centro per le iniziative ambientali Ecoaction, che lavora da anni in Ucraina per proteggere l’ambiente e lanciare iniziative politiche e pratiche contro il cambiamento climatico, sta monitorando strettamente quanto accade. Hanno per esempio lanciato l’allarme perché un terzo delle coltivazioni ucraine vengono abbandonate o diventano inaccessibili e per la situazione della centrale di Chernobyl. Anche il governo ucraino sta pubblicando aggiornamenti continui sui danni ambientali. L’invasione russa ha prodotto un notevole grado di inquinamento delle acque sia di falda che di superficie a causa delle perdite di petrolio dei tank. E’ stata violata la Convenzione internazionale sulla protezione di fiumi e laghi, siglata anche dalla Russia. 
14 siti Ramsar, la convenzione che protegge le aree umide, con un’area di 397 mila ettari stanno venendo utilizzati dai russi come base per le operazioni militari. Alcune di queste, Kryva Zatoka and Kryva Kosa, che si trovano nel Donbass, vengono usate dal 2014 per esercitazioni militari senza alcun rispetto delle regole internazionali.
20 riserve di biosfera sono state soggette all’aggressione russa. 200 di queste fanno parte della rete Emerald network che protegge le aree di particolare interesse di conservazione, come la Gorgany Nature Reserve e la Danube Biosphere Reserve. E’ a rischio anche l’ecosistema marino, perché in questo momento ovviamente nessuno si cura di limitare gli impatti. Le coste del Mar nero e di quello di Azov vengono usate senza criterio e le navi rilasciano in mare prodotti di scarto. Gli effetti di questa guerra dureranno a lungo e si faranno sentire in tutto il Pianeta.
https://mepr.gov.ua/en/news/39034.html
https://en.ecoaction.org.ua/

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