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Siamo sull’orlo della catastrofe
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Un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences avverte che allo stato attuale dei fatti dovremmo preoccuparci delle conseguenze del cambiamento climatico, perché la vita, compresa quella dell’uomo, rischia di estinguersi. Il disastro non è dovuto solo all’innalzamento delle temperature, o agli eventi meteorologici estremi, ma alle crisi finanziarie, ai conflitti, alle nuove malattie, alla disponibilità di cibo. Le strutture che ora ci permettono ancora di sopravvivere, sono destinate al collasso. Le concentrazioni di anidride carbonica hanno già raggiunto le 420 parti per milione, quando erano 330 negli anni Ottanta. Crescono ogni anno e quando avranno raggiunto le 560 parti per milione il gioco sarà finito. Attualmente però la politica non considera un aumento di 3 gradi, cosa che molto probabilmente invece avverrà. Capire cosa può succedere nello scenario peggiore ci permetterebbe di prepararci e forse anche di intervenire con maggiore rapidità.
https://www.pnas.org/doi/full/10.1073/pnas.2108146119

Gli Pfas sono molecole inquinanti, chiamate chimici per sempre perché non si degradano. Sono quelli che vegnono usati per le pentole antiaderenti, gli antifiamma, gli impermeabilizzanti.
Provocano tumori, aumento del colesterolo, ipertensione, malattie della tiroide, coliti ulcerose. Negli animali alterano anche le funzioni riproduttive. Sono stati trovati ovunque, in qualsiasi ambiente. Uno studio dell’Università di Stoccolma li ha però trovati persino dell’acqua di pioggia. E i loro livelli sono oltre quelli di sicurezza. Questo significa che è pericoloso berla, ma anche irrigare le verdure. Sono in esame in Europa procedure legislative per limitarne la produzione. E’ stato anche pubblicato un studio che sostiene di aver trovato un sistema per degradarli che utilizza basse temperature e reagenti chimici comuni, che li mineralizzano. E’ dunque un processo dunque poco costoso. La speranza è che possa essere utilizzato effettivamente.
https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.est.2c02765
https://www.science.org/doi/10.1126/science.abm8868

Coltivare in modo biologico, o almeno mantenendo una buona parte di natura nei pressi dei campi, non riduce la produttività e non deve far scattare l’allarme che se utilizzeremo l’agricoltura naturale non potremo mangiare tutti. Un’analisi durata 10 anni del Centre for Ecology and Hydrology inglese rivela che è possibile mantenere la biodiversità senza ridurre i raccolti. Nonostante le superfici vengano ridotte per far spazio agli ambienti spontanei, la produzione globale non si riduce. Questo avviene perché in un ambiente più sano le piante sono più sane. Inoltre c’è una maggiore presenza di insetti e uccelli che predano i patogeni
https://besjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1365-2664.14246

Le cince sono uccelli coloratissimi con il capo azzurro e il petto di un giallo intenso. Nel corso dei ultimi quindici anni però il loro colore si è via via sbiadito. Lo studio fatto dall’Università di Monpellier su una popolazione francese ha dimostrato che tra il 2005 e il 2019 gli uccelli si sono impalliditi a causa del cambiamento climatico. In particolare sarebbe l risultato della combinazione dell’innalzamento delle temperature di 1,23 gradi e della diminuzione della pioggia, meno 0,64 millimetri. Non si tratta solo della perdita della brillantezza: il cambiamento infatti può avere effetto sulla riproduzione perché il colore serve a comunicare la qualità dell’individuo.
journals.uchicago.edu/doi/10.1086/719655

Il cambiamento climatico si traduce in costi salati che non è neppure chiaro si possano recuperare in qualche modo. Basta citare la siccità di quest’anno, ma gli esempi sono molti e riguardano anche incendi e alluvioni. Uno studio dell’Università della California Davis, ha scoperto che le economie sono molto sensibili agli shock termici e l’impatto sulla crescita economica negli ultimi dieci anni è stato del 22 per cento. Il riscaldamento danneggia molti settori economici e non è chiaro se dopo aver subito danni in un particolare anno avverso, un Paese sia in grado di risolvere il problema, anche perché l’effetto continua e ci sono impatti cumulativi che finora nessuno aveva seriamente valutato.
https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ac82c2

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