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Le Barbados propongono di tassare i petrolieri
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49 miliardi di dollari è il 10 per cento circa di quanto hanno guadagnato le compagnie petrolifere grazie alla crisi russo ucraina, che hanno visto i loro profitti salire del 131 per cento. Il primo ministro delle Barbados, Mia Mottley ha chiesto di destinare questa cifra per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare i danni provocati dal cambiamento climatico al quale loro contribuiscono solo in minima parte. Sono solo 10 centesimi per ogni euro di quanto stanno guadagnando. E visto che i maggiori produttori di gas serra stanno solo molto lentamente considerando la possibilità di investire dei fondi per aiutare i Paesi poveri, potrebbe essere un aiuto efficace e rapido. Una prima piccola ma efficace mossa contro tutto quello che non sta succedendo.

Gli alberi di città sono a rischio. Oltre due terzi delle specie che vengono piantate nelle aree urbane stanno già sperimentando condizioni climatiche che vanno oltre ai loro margini di sopravvivenza, o almeno oltre alla loro capacità di adattamento. I ricercatori hanno analizzato lo stato di salute di oltre 3 mila piante in 164 città di tutto il mondo. Purtroppo il 56 per cento delle specie stanno già soffrendo per il rialzo delle temperature e il 65 per cento per la mancanza di pioggia. Se l’aumento dovesse superare i 2 gradi centigradi, cosa ormai abbastanza probabile, i numeri aumenterebbero rispettivamente del 76 e del 68 per cento. Questo significa che anche il verde urbano non potrebbe più svolgere le importanti funzioni che ha, ovvero ripulire l’aria, calmierare le temperature e fornire un importante valvola di sfogo psicologico.
https://www.nature.com/articles/s41558-022-01465-8

L’agricoltura è uno dei settori che contribuiscono di più al cambiamento climatico. Oltre il 30 per cento delle emissioni sono legate a questo settore. Si sa dell’enorme impatto degli allevamenti di bestiame da carne, ma c’è un altro fattore che contribuisce: i fertilizzanti. Quelli azotati, i più utilizzati, corrispondono al 2,1 per cento dei gas serra globali. Il loro contributo è dovuto prima di tutto ai trasporti e alla produzione, poi anche all’uso in se e per se, perché il loro rilascio nella terra produce biossido d’azoto, un gas 265 volte più potente dell’anidride carbonica. Una parte infatti viene assunta dalle piante, ma l’altra viene usata dai microrganismi del suolo che producono il biossido di azoto come parte del loro metabolismo. In totale, in un solo anno, vengono prodotte in questo modo circa 1,13 gigatonnellate di gas climalteranti, ovvero più del 10 per cento di tutte emissioni agricole e più di quelle dovute al traffico aereo. In totale, appunto, 2,1 per cento di quelle globali. I ricercatori avvertono anche che la strategia migliore per tagliare questo tipo di emissioni è ridurre la pratica purtroppo comune di esagerare con i dosaggi. E aggiungiamo anche che sarebbe ancora meglio utilizzare tecniche agricole come quelle permaculturali o sinergiche, che nutrono il suolo con il compost.
.https://www.nature.com/articles/s41598-022-18773-w

https://www.zmescience.com/science/eu-wastes-much-more-food-than-it-imports-even-amid-soaring-food-prices-20092022/
rifiuti alimentari
Ogni anno in tutta l’Unione Europea 153 milioni di tonnellate di cibo non servono a nutrirci ma vengono gettate come rifiuto. Sono 15 milioni di tonnellate in più rispetto agli alimenti che vengono importati. 153 vengono buttati, 138 vengono importati. Sono i risultati del rapporto No Time to waste (non c’è tempo per sprecare) pubblicato da Feedback Eu, una organizzazione che controlla l’operato dell’Unione Europea. Il problema dello spreco è grave e contribuisce al cambiamento climatico. Secondo l’Ipcc i rifiuti alimentari hanno prodotto tra l’8 e il 10 per cento delle emissioni globali e sono costati, a livello mondiale circa mille miliardi per anno. La sola Europa contribuisce al 6 per cento e ha un costo di oltre 140 miliardi di dollari all’anno. E’ un tema che sottolinea ulteriormente il problema della fame. Oltre 30 milioni di persone non riescono ad avere quanto necessario. E ciò è dovuto allo sbilanciamento dei mercati, allo spreco delle risorse, alla concentrazione su mercati specifici.
https://feedbackglobal.org/wp-content/uploads/2022/09/Feedback-EU-2022-No-Time-To-Waste-report-1.pdf

La natura è importante anche per la nostra mente. Sono ormai molti gli studi che hanno fatto emergere il rapporto stretto che abbiamo con gli spazi selvatici e il nostro bisogno di frequentarli. Finora però non era chiaro quale fosse il meccanismo che porta, per esempio, il nostro camminare in una foresta ad avere così evidenti benefici per il nostro cervello. Ricercatori del Max Planck Institute sono andati dunque a indagare e hanno scoperto che l’amigdala, una piccola struttura posta al centro del cranio e coinvolta nei processi emotivi e di stress, si attiva molto meno in natura. In pratica la passeggiata nei boschi riduce la nostra fatica cerebrale e ci permette di vivere meglio.
Gli studiosi hanno verificato anche l’utilità di frequentare i parchi urbani. In questo caso l’attività dell’amigdala non decresce come in campagna, ma non cresce neppure quando si passa solo un’ora sotto gli alberi. E visto che la vita urbana è associata a un rischio maggiore di sviluppare problemi mentali come ansia, depressione o schizofrenia, frequentare parchi e giardini è una cura della quale non possiamo fare a meno. Questo dovrebbe anche portare chi programma lo sviluppo delle città a dimenticare la cementificazione e a preferire la creazione di aree di wilderness.
https://www.nature.com/articles/s41380-022-01720-6

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