Podcast 40
L’uomo ha lo stesso effetto della cometa che ha ucciso i dinosauri. Sta cambiando l’evoluzione e distruggendo le condizioni che rendono possibile persino la vita umana. E lo fa in un modo che è irreversibile. Gerardo Ceballos e Paul Ehrlich, due noti ricercatori dell’Università del Messico, hanno infatti riesaminato lo stato di conservazione di 5.400 generi animali tra l’anno 1500 e il 2020. Ed è emerso che in questo periodo il tasso di estinzione è stato 35 volte più alto che nei precedenti milioni di anni. Se non ci fosse stato l’uomo, quello che è accaduto negli ultimi 300 anni, dal 1800, avrebbe richiesto 106 mila anni al ritmo naturale delle estinzioni.
Il ritmo nella nostra epoca tra l’altro si è via via intensificato e se si mantenesse come è attualmente entro il 20100 il tasso di estinzione diventerebbe 353 volte più ampio rispetto a quello di base, vale a dire quello che accade naturalmente.
Si tratta della sesta estinzione di massa, dicono gli studiosi. E poiché la vita è tutta connessa in una rete, se si perdono dei pezzi tutti subiscono danni. La biosfera infatti è molto interconnessa e la perdita di funzioni ecologiche impatta anche sull’uomo. Per esempio la perdita delle rane mangia zanzare ha generato un’epidemia di malaria in Centro America. E ai ritmi biologici ci vogliono milioni di anni per rimpiazzare le specie estinte.
https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2306987120
Molti esperti ritengono che non sia sufficiente tagliare le emissioni per tornare ai livelli di anidride carbonica pre industriali. Sono stati avanzati quindi progetti di sequestrazione che in alcuni casi facevano più danni che benefici. Ma ce ne sono alcuni che invece si basano sui sistemi naturali e dunque possono effettivamente essere utili. Ricercatori della King Abdullah University in Arabia Saudita hanno per esempio studiato il modo di sfruttare i deserti. Gli ambienti aridi possono essere trasformati in sistemi efficienti di sequestrazione del carbonio migliorando la salute del suolo e facendo in modo che i batteri del suolo e le piante facilitino il processo di cattura. Il vantaggio tra l’altro è che queste terre non sono in competizione e dunque non sottraggono spazio, né all’agricoltura né alle abitazioni. Le piante delle zone aride infatti producono oxalati che poi convertono in acqua nei momenti più secchi. Questi vengono utilizzati dai batteri del suolo come fonte di carbonio (come noi facciamo con i cereali), che poi vengono escreti (come le nostre feci) come molecole di carbonato. Questo però in particolari condizioni può reagire con il calcio per formare calcio carbonato, e in questo modo l’anidride carbonica è stata sottratta all’atmosfera e si è trasformata in un prodotto stabile.
Così, hanno calcolato gli studiosi, per ogni 16 atomi di carbonio fotosintetizzati, uno può essere sottratto per sempre.
https://www.cell.com/trends/plant-science/fulltext/S1360-1385(23)00271-6
Il 98 per cento degli europei sta respirando un’aria tossica che provoca 400 mila morti ogni anno. 30 milioni di persone infatti vivono in aree dove le particelle dannose sono 4 volte di più dei limiti fissati dall’Oms. 500 milioni vivono in aree dove sono il doppio. La situazione peggiore si verifica in Nord Macedonia, dove in alcune aree i limiti vengono superati sei volte. Subito dopo viene il nord Italia e in particolare la valle del Po. Le linee guida dell’Oms dicono che la concentrazione annua media delle Pm2,5 non può eccedere oltre i 5 microgrammi per metro cubo. Ma a Milano, per esempio, siamo a 19. E solo il 2 per cento della popolazione europea vive sotto.
La Commissione europea ha proposto di fissare nuove regole per la qualità dell’aria per il 2030 più strettamente allineate alle linee guida dell’OMS. Il 13 settembre il Parlamento le ha approvate spostando però la data al 2035. Alcuni Paesi, per esempio l’Italia, stanno chiedendo deroghe. Dopo l’ok dell’Eurocamera, ora si passa al negoziato con il Consiglio per l’accordo finale.
E’stato però approvato un punto importante: si prevede il riconoscimento del diritto dei cittadini di rivolgersi ai Tribunali al fine di ottenere la protezione del loro diritto di respirare aria pulita laddove le autorità delegate non adempiano agli obblighi ad esse demandati.
https://www.theguardian.com/environment/ng-interactive/2023/sep/20/europes-pollution-divide-see-how-your-area-compares
A causa della pandemia abbiamo scoperto il lavoro da casa. Ed è stato un bene. Secondo uno studio della Cornell University i lavoratori da remoto producono meno della metà delle emissioni di quelli che stanno in ufficio. I ricercatori hanno analizzato il potenziale di ‘impronta ecologica del lavoro da casa, quello in ufficio e quello ibrido. Utilizzando oltre 100 mila campioni e analizzando anche ditte come Microsoft, verificando i dati del pendolarismo e degli spostamenti urbani e i consumi sia negli uffici sia nelle case, hanno visto che chi lavora in modo smart produce il 54 per cento di gas serra in meno rispetto a chi sta in ufficio. Un giorno di lavoro remoto per settimana ha l’effetto di ridurre del 2 per cento le emissioni. Se i giorni sono 2 o 4 si arriva al 29 per cento. E soprattutto si è visto che un aumento dell’uso della rete e dei computer ha un effetto trascurabile. Quello che conta di più sono i viaggi, che sarebbe bene limitare il più possibile a meno che non vengano effettuati in bicicletta
https://www.pnas.org/doi/full/10.1073/pnas.2304099120
Non si può più credere che ondate di calore e alluvioni capitino solo in alcune aree del mondo. A causa della crisi climatica infatti tutte le regioni del Pianeta sono esposte a questi rischi. In più questi due fenomeni insieme producono effetti devastanti: il calore infatti asciuga il suolo, fa morire le piante e rende il terreno meno capace di assorbire l’acqua. Ci sono in effetti aree più a rischio, ma si trovano ovunque: per quanto riguarda le ondate di calore si tratta di Europa, sud Africa, Amazzonia; per le alluvioni Usa orientali, sudest Asia, Australia, centro Africa. I ricercatori confermano che gli episodi saranno sempre più frequenti e in particolare saranno peggiori quelli dovuti alle piogge.
https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2022EF003466
Immaginate di vivere in una città verde, piena di parchi, aree pedonali, piste ciclabili, autobus con fermate ovunque che portano le persone vicinissime a scuole e centri di servizio in pochi minuti, entro i famosi 15 che dovrebbero essere adottati da ogni città italiana. La pianificazione urbana però spesso riscontra errori oppure patisce scelte politiche miopi. Ma l’intelligenza artificiale invece potrebbe aiutare a pianificare in modo migliore, in modo da rendere felici tutti i cittadini, obbiettivo che dovrebbe essere anche quello di ogni politico. Uno studio pubblicato su Nature Computational Science ha presentato un nuovo sistema che permette di fare una pianificazione che migliora quella umana del 50 per cento in particolare su tre settori: accesso ai servizi, spazi verdi e livelli di traffico. In questo modo tra l’altro è possibile andare più veloci: l’AI riesce a fare in secondi quello che a un uomo costa più di un’ora di lavoro. E automatizzando la progettazione per quanto riguarda le funzioni di base di una città all’uomo possono essere riservate le operazioni più tipiche della sua creatività, ovvero l’estetica e la costruzione di relazioni sociali.
https://www.nature.com/articles/s43588-023-00503-5
Buone notizie e soprattutto, perché non li copiamo? La Francia, l’inverno scorso ha usato il 10 per cento di elettricità in meno nel tentativo di risparmiare energia per far fronte al problema energetico creato dalla guerra in Ucraina. Il piano di sobrietà energetica varato nell’ottobre del 2022 conteneva 15 misure, incluso un massimo di temperatura di 19 gradi negli edifici pubblici, incentivi al lavoro remoto, abbassamento dell’intensità delle luci notturne a certe ore. Il piano dava anche incentivi per passare al riscaldamento a pompa di calore. Era stata fatta anche una app chiamata Ecowatt che avvertiva nel rischio di black out e che se arrivava chiedeva di abbassare i consumi. Questo sistema, combinato con la spontanea riduzione dei consumi dovuta agli alti prezzi dell’energia, ha portato a una riduzione del consumo di energia del12 per cento nell’industria e del 7 per cento in case, negozi e ristoranti. E anche il consumo di gas si è ridotto del 17 per cento. In un’indagine presso la popolazione, questa ha espresso il desiderio di continuare in questo modo.
https://www.ecologie.gouv.fr/sobriete-energetique-plan-reduire-notre-consommation-denergie
